GHIACCI,CLIMA ED EFFETTO SERRA La terra nel sistema solare gode di una situazione fisica che la rende unica,
non solo nell'aspetto ma anche e soprattutto nelle sue condizioni fisiche. La
presenza nell'atmosfera di ossigeno ed azoto, l'abbondanza di acqua e la
relativa vicinanza al Sole fanno si che solo in questo pianeta sia possibile la
vita. La superficie della terra è ricoperta per quasi 3/4 da oceani e mari che
hanno un volume complessivo di 1.420.000.000 di Km cubi. Quest'acqua viene in
parte fatta evaporare dal Sole, che è alla base del ciclo dell'acqua.
L'evaporazione maggiore proviene da oceani e mari; negli oceani , in
particolare, è contenuto il 97,3% delle risorse idriche complessive della
terra. II Sole provoca ogni anno l'evaporazione di circa 450.000 Km cubi
d'acqua degli oceani, mentre la terra cede per evapotraspirazione 62000 Km cubi
di acqua, in totale quindi l 'evaporazione ammonta a 512000 Km cubi annui.
Questo vapore, ad una certa altezza, condensa formando le nuvole che a loro
volta ritornano alla superficie sotto forma d'acqua, come precipitazioni ,
grandinate e nevicate. Le precipitazioni, in particolare, non sono distribuite
in modo omogeneo. A causa infatti dell'orografia e della vegetazione i continenti
ricevono più acqua di quanta non ne cedano con l'evapotraspirazione, la
quantità in eccesso, però, torna ai mari attraverso i corsi d'acqua
superficiali e sotterranei, c'e alla fine, complessivamente, un certo
equilibrio. Se in un contesto ristretto ciò è valido, in particolare, bisogna
tener conto di molti fattori che non solo rallentano il ciclo, ma fanno si che
certe quantità d'acqua non ne entrino più perché bloccate dalle basse
temperature (Antartide), dove enormi quantità ghiaccio sono da moltissimo tempo
stabili. L'alternarsi del dì e la notte, l'inclinazione dell'asse
terrestre rispetto al piano di rotazione sono i fattori principali che
influenzano il clima terrestre. Questo è caratterizzato oltre che da escursioni
termiche, anche da venti e precipitazioni. E' indubbio che l 'acqua gioca un
ruolo fondamentale nella biologia terrestre. Questa sostanza chimicamente
composta da due atomi di idrogeno ed uno di ossigeno (H2O), rappresenta la
condizione fondamentale per lo sviluppo della vita. A livello di clima il ciclo
dell'acqua rappresenta per moltissime specie animali, uomo compreso, la
condizione unica di sopravvivenza. La moderna geologia spiega la presenza dell'acqua sulla
terra attraverso l 'attività magmatica. Infatti molte attività vulcaniche
producono vapore o addirittura le cosiddette acque giovanili ( fenomeni
termali) . II clima sulla terra non è mai stato costante, infatti
quando, 5.000.000.000 di anni fa, si formò il sistema solare la terra attese
più di un miliardo d'anni prima di ospitare la vita perché le condizioni
iniziali erano inadatte; poi man mano che il globo progressivamente si
raffreddò poté avere inizio quel processo che alla fine ha permesso la nascita
dell'uomo. La paleoclimatologia ha potuto appurare che nel lontano passato ci
sono state delle forti oscillazioni climatiche, si presume infatti che
l'estinzione dei dinosauri sia dovuta all'abbassamento della temperatura a
causa di un grosso meteorite che schiantandosi sulla terra ha sollevato una
massa di polvere capace di oscurare parzialmente la luce e di conseguenza il
calore. Per quanto riguarda l'uomo in particolare sappiamo che dalla sua
comparsa in Africa, circa quattro milioni di anni fa, fino ad oggi, il clima ha
avuto periodi di abbassamento di temperatura (glaciazioni) seguiti da altri più
temperati (periodi interglaciali ). In particolare, la paleoantropologia e le
discipline connesse hanno individuato cinque glaciazioni (Biber, Gunz, Mindel ,
Riss, Wurn) ed altrettanti periodi interglaciali. Durante le glaciazioni la
temperatura si abbassava di 4-5 gradi e il periodo invernale durava di più
rispetto a quello estivo. Ciò determinava un avanzamento del limite della
temperatura, nel 1000 d.C. ci fu una piccola ondata di caldo con un aumento di
1-2 gradi più del normale. Nel 1700 la temperatura si abbassò di 2 gradi e
mezzo. Negli ultimi cento anni la temperatura si è alzata di 0,7 gradi e si
presume che il fenomeno possa continuare. Nel periodo glaciale si formarono
ghiacci perenni in quanto la neve caduta durante il periodo invernale non
riusciva a sciogliersi completamente durante il breve periodo estivo e ciò
comportava un aumento della massa dei ghiacciai. Moderni studi archeologici
hanno dimostrato che durante i periodi più intensi di glaciazione, circa 3/4 della
superficie delle terre emerse veniva coperta da uno strato consistente di
ghiaccio. Questo fenomeno consentì all'uomo di spostarsi da un
continente all'altro in stretti passaggi coperti, durante i periodi
interglaciali, dai mari (si presume che alcune popolazioni transitarono
attraverso lo stretto di Bering le cui acque si erano ritirate durante un
periodo glaciale). L'ultima glaciazione e finita dieci mila anni fa, ora
viviamo in un periodo temperato post-glaciale. Per quanto riguarda il periodo
storico i dati sono più precisi: sappiamo che dal 4000 al 2000 a.C. fu un
periodo di costante crescita di temperatura, nel 100 d.C. ci fu una piccola
ondata di caldo con un aumento di 1 - 2 gradi più del normale. Nel 1700 la
temperatura si abbassò si 2 gradi e mezzo. Negli ultimi cento anni la
temperatura si è alzata di 0.7 gradi e si presume, come dicevamo prima, che il
fenomeno possa continuare. I GHIACCI Ai due poli terrestri la temperatura scende parecchio
sotto lo 0 gradi C e l'acqua diventa ghiaccio. Al polo Nord si forma la
banchisa, un' immensa distesa di ghiaccio galleggiante che si protende
anche sott'acqua. Da questo immenso pezzo di ghiaccio si staccano molti
frammenti alti attorno agli 80 metri .Il loro scioglimento però non
influenzerebbe il livello dei mari perché questi ghiacci galleggiando
sull'acqua hanno gia spostato il livello (legge di Archimede). II ghiaccio
infatti ha una densità minore dell'acqua. Questi tipi di formazione prendono il
nome di "icebergs" ed hanno la maggior parte della massa, circa
l'80%, sotto il livello dell'acqua. Negli anni tra il 1971 ed il 1973 la neve e
il pack nell'emisfero nord si sono formati in anticipo durante 1 'inverno e
hanno ricoperto un'area più vasta dell'11% rispetto al 1970. Le registrazioni
metereologiche mostrano un progressivo raffreddamento dell'emisfero nord fin
dal 1950 circa, soprattutto neIl'Artico. Al polo Sud la situazione e diversa,
infatti l'estensione dei ghiacci ricopre una base di terreno, inoltre le tavole
di mare ghiacciato aderiscono al vero e proprio continente senza staccarsi.
Tali tavolati si estendono per circa 900.000 Km quadrati. Questo continente di nome Antartide ha una superficie di
13.176.727 Km quadrati ed il volume dei ghiacci e di 25 milioni di Km cubi (il
92% di tutto il ghiaccio della terra). Secondo alcuni dati si ritiene che
l'accumulo di ghiaccio dovuto alle nevi e alla condensazione di vapore sia di
circa 2300 Km cubi annui: ma di questi ghiacci non meno di 1800 Km. cubi
all'anno spariscono per varie cause (vento, iceberg, ecc.) sicché l 'aumento
non sarebbe che di 511 Km. cubi annui, pari a 4,5 cm di ghiaccio distribuiti in
media sull' intercontinente. Ciò che cade sulla superficie ghiacciata dei poli
non è neve, ma pulviscolo ghiacciato che si deposita. La temperatura media che
persiste sull'Antartide varia da -20 a -55 grandi . Le variazioni climatiche
non hanno inciso sull'estensione dei ghiacci antartici, infatti non sono andati
soggetti a cambiamenti significativi negli ultimi 50 anni.E' assodato , da tutta una serie di controlli, che non è
stato evidenziato, per l'Antardite, nessun tasso di aumentato riscaldamento in
tutto il continente. La prova ci viene dai licheni che crescono sulle rocce e
sui massi che si trovano attorno ai ghiacciai. (Il lichene può vivere
addirittura a contatto con la superficie del ghiaccio, ma è incredibilmente
lento a crescere: una chiazza di licheni impiega 500 anni per allargarsi di
appena 10 cm. Sotto i ghiacciai della Lapponia svedese il più alto livello
raggiunto dai licheni rivela l'ultimo massimo glaciale (1916) e i nuovi licheni
si stanno reinsediando lentamente sulle rocce che oggi sono nude. D'altra
parte, accanto ai ghiacciai antartici non c'e alcun intervallo tra licheni e
ghiaccio, il che dimostra che non vi è stato alcun ritiro dei ghiacci in quella
regione. (inoltre la forma concoide della massa continentale antartica dimostra
che questo continente sta lentamente sprofondando a causa del peso della coltre
ghiacciata. Una parte di tale continente si trova addirittura sotto il livello
del mare, comunque ricoperto di ghiaccio. L'acqua dolce racchiusa nei ghiacci
polari e in quelli continentali è stimata in 29.200 Km cubi pari a 2,14%
dell'acqua totale del pianeta ed è considerata perciò una specie di riserva
d'acqua dolce. E' da precisare che i ghiacci artici e antartici sono di antica
formazione, di conseguenza hanno inglobato piccole quantità di aria
imprigionate fra le molecole di ghiaccio. Considerata la possibilità di uno
scioglimento di tali ghiacci causato dall'effetto terra, al volume di ghiaccio
non corrisponderà lo stesso dell'acqua, in pratica lo scioglimento della
banchisa artica farebbe diminuire il livello dei mari se pur di poco. Un
aumento di temperatura dell'atmosfera e di conseguenza della parte superficiale
dei mari comporterebbe un aumento del volume a causa del coefficiente termico
di dilatazione che per l'acqua è relativamente basso. La densità massima
dell'acqua si ha a 4 C ( il valore viene fissato a 1). Per la nota anomalia
dell'acqua da 0 gradi a 4 gradi essa si contrae per poi, superato il valore di
4 C, dilatarsi .Essendo quindi relativamente basso il coefficiente e
considerando che il mare ha una temperatura superficiale variabile (mari caldi
e mari freddi ), possiamo considerare tale fattore ininfluente. In ogni caso
interesserebbe soltanto la parte superficiale anche se il fenomeno è
abbastanza complesso perché quando lacqua raggiunge i 4 gradi, cioè la sua
massima densità, crea correnti di profondità, insomma , laumento superficiale
è da diluire per tutta la massa; diventa perciò marginale. L'aumento del
livello dei mari può anche essere influenzato dall'apporto sedimentario dei
fiumi e dal pulviscolo atmosferico. Studi consolidati ipotizzano un aumento dei sedimenti
marini a non oltre al centimetro e mezzo ogni millennio, per cui nel medio
termine ciò è un fattore da escludere. Inoltre anche se si verificasse un
aumento di temperatura di 3-4. c. La temperatura ai poli Nord e Sud rimarrebbe
sotto lo 0°, i ghiacci non si scioglierebbero. Dopo tutte queste considerazioni
le coste del pianeta si possono considerare salve dalle eventuali conseguenze
dell'effetto serra. La temperatura I fattori principali che influiscono sulla temperatura
sono mo1templici. Sappiamo che la terra di per sè produce calore proveniente
dall'interno, il gradiente geotermico lo dimostra, infatti la
temperatura aumenta di I grado per ogni 100 metri di profondità. Sappiamo anche che la terra ruota su un asse
inclinato di circa 23 gradi e ciò ha influenza sulle stagioni e sull'intensità
delle radiazioni solari. E' dimostrato inoltre che la rotazione della terra
influenza i venti (effetto coriolis) . Tale effetto prende il nome dal suo scopritore, uno scienziato francese di nome Gaspard
Gustave De Coriolis (1792-1843)). II suo studio dimostra che la rotazione terrestre
influenza molto le masse d'aria presenti nell'atmosfera. Sostanzialmente i venti vanno da una zona di alta
pressione ad una bassa pressione. Ma il vento, mentre scende, viene deflesso
dalla rotazione terrestre facendogli compiere delle rotazioni intorno all'area
di bassa pressione prima di arrivare ad essa. II risultato di ciò è che si crea
un ciclone attorno alla depressione ed un anticiclone nelle zone di alta
pressione. La conseguenza e che i venti impiegano molto più tempo per arrivare
alla depressione. E' per questo che le basse ed alte pressioni durano molto. A
causa di tale persistenza della situazione barometrica, le zone di bassa
pressione possono giungere molto lontano e portare quindi la pioggia in regioni
distanti dall'oceano; grazie anche a questo sono fertili le regioni a medie
latitudini. Analogicamente i venti alisei , anch'essi derivati dalla rotazione
terrestre, portano umidità nelle regioni vicine all'equatore. Quindi tutta l' intera struttura della vita e
dell'agricoltura dipende dalla rotazione della terra. Sulla terra, con il
passare del tempo, si e avuta una diminuzione dell'attività magmatica e quindi
minor umidità nell'atmosfera. La conseguenza è la relativa diminuzione della
temperatura. E' il caso di considerare che questo fenomeno e stato influenzato
dall'entrata in scena di certe attività produttive dell'uomo iniziate in
particolare negli anni '30. Un numero sempre maggiore di persone intende a
produrre, ha contribuito alla formazione di nuove polveri che l'attività
agricola meccanizzata ha innalzato e che grazie all'azione eolica, sono state
trasportate negli strati alti dell'atmosfera. L'addensamento nellatmosfera di
tali polveri ostacola il passaggio dei raggi solari, con il relativo
abbassamento della temperatura terrestre. Quindi neppure il presunto effetto
serra può essere dato del tutto per scontato, poiché un riscaldamento potrebbe
provocare un aumento di umidità dovuta all'accelerazione dell'evaporazione, e
quindi di schermatura della luce solare, il che a sua volta manterrebbe il
riscaldamento sotto controllo. Un aumento, infatti , del 2% della nuvolosità
sarebbe in grado di controbilanciare l'effetto di un aumento della percentuale
di anidride carbonica del cento per cento. Dal punto di vista climatologico
sarebbe di estrema importanza, per la preparazione di sistemi di previsioni per
il futuro, stabi1ire se la tendenza al rialzo termico e alla siccità sia
destinata a durare, o se ci troviamo davanti ad una normale fluttuazione
statistica. Una risposta ci può venire da un esame dei dati passati. La rivista
francese "La Recherche" nel suo fascicolo di marzo '90 pubblica un
articolo suI clima degli ultimi mille anni , di Philip Jones, climatologo. I
metodi si basano principalmente su testimonianze storiche sullo studio degli
anelli di accrescimento dei tronchi d'albero, sulla temperatura degli oceani e
sull'analisi isotopica di "carote" estratte dai ghiacciai . II
secondo millennio cominciò nel bel mezzo di un periodo caldo, che durò fino al
tredicesimo secolo. In quel tempo le foreste si spingevano ben più a nord dei
loro attuali 1imiti in Alaska e in Scandinavia, e persino una parte della
Groenlandia ospitava una discreta vegetazione. Seguì un intermezzo freddo, noto
come la piccola era glaciale ; che va dal 1450 al 1800. Poi la temperatura
media globale prese a risalire. Effetto serra Fino a non molto tempo fa l'uomo ha subito il clima della terra, ma
da alcuni anni, in particolare con l'avvento dell'era industriale, egli riesce
a influenzare il clima specie nelle zone urbane e di produttività. L'attività umana ha addirittura variato la costituzione
chimica dell'atmosfera con l'aggiunta di sostanze inquinanti come S02, S03, CO
, CO2, NOx ecc. In particolare negli ultimi 50 anni l'anidride carbonica
nell'aria e il CO, sono costantemente aumentati. Ciò ha fatto sorgere la
preoccupazione di un possibile effetto serra con la conseguenza di un
innalzamento della temperatura. Studi internazionali hanno accertato che in
questo secolo la temperatura globale e aumentata di 0,6 gradi facendo temere
I'inizio dell'effetto serra. Per altro su tale fenomeno, che risulta molto
controverso, molti scienziati esprimono opinioni diverse e contrastanti. I più
possibilisti ritengono che nel giro di un ventennio la temperatura del pianeta aumenterà
di circa 5 gradi, i più cauti, invece, di 2 gradi. Coloro che giudicano tale fenomeno innocuo pensano addirittura che la terra
potrebbe raffreddarsi per diverse concause (minore irraggiamento del sole,
diminuzione dell'attività magmatica all'interno della terra, inizio di una
possibile era glaciale). Orazio Laudani Conegliano ( TV )



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