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Paternò: Ex Convento dei Cappuccini, recupero di un gioiello

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Riprendiamo l'articolo a firma del giornalista Salvo Fallica apparso sul sito di Repubblica.it sez. di Palermo

 

Un bene culturale che racconta le storie, i costumi sociali, l'antropologia di un popolo. L'ex convento di San Francesco sulla collina storica di Paternò, è di certo un segno di cultura vivente e un autentico gioiello architettonico. L'edificio è il risultato di diverse sovrapposizioni costruttive e giace sui resti di un probabile tempio. L'impianto benedettino risale - così come lo percepiamo adesso - all'XI secolo d. C. su preesistenza araba. Modificato successivamente dall'ordine francescano a partire dal XV secolo d. C. Il complesso strutturale vien chiamato anche la Fabbrica della Regina perché fu Eleonora d'Aragona a concedere ai francescani alcune case per riedificare il convento.

Arriva ai nostri giorni dopo ripetuti stravolgimenti che lo trasformano in rudere nei primi anni Venti del Novecento. Sono presenti tracce di epoche diverse, da quella ellenistica al periodo arabo-bizantino, dagli stilemi normanni a quelli barocchi. Caratteristica principale è l'originalità dell'impianto planimetrico che non presenta il lato ovest costruito (in quanto accesso all'antica agorà che oggi è il chiostro) e il lato sud est orientato verso "la mecca".

Un passato riattualizzato da un intervento di recupero architettonico (realizzato da professionisti del livello di Pasquale Culotta, Luigi Bosco, Giuseppe Guerrera e Francesco Finocchiaro) che ne mostra l'essenza con interventi originali ed innovativi. Spiega l'architetto Finocchiaro: "Il nostro intervento ha innestato, nell'apparato murario preesistente, elementi contemporanei - linguistici e costruttivi per evidenziare lo scarto temporale tra la memoria e il nostro tempo - come il corridoio distributivo vetrato, allegoria del cardo della città. Un connettore tra la città dei vivi (la nuova città) e quella dei morti (l'antica Ibla Major, oggi coperta dal cimitero).

Un lavoro di intervento di recupero che già nel 2014 aveva vinto il premio In\arch Anca Sicilia 2014 (vincitore della categoria Opera di riqualificazione in Sicilia 2008/2013) e che da poco è anche stato inserito dall'Ordine e dalla Fondazione degli Architetti di Catania nei pannelli della mostra "Città d'Italia".

L'architetto Francesco Finocchiaro afferma: "Questo bene culturale restaurato, assieme ad altri, è stato scelto come opera d'eccellenza del territorio, è una delle eccellenze della nostra penisola. Per Paternò è un fatto culturale importante, spero che l'amministrazione locale lo comprenda appieno. Pensate che l'anno scorso proprio mentre il progetto veniva premiato, vi era un buco nel tetto dal quale pioveva acqua. Dopo aver denunciato più volte questo fatto, ho ricevuto una risposta dopo dieci mesi". Finocchiaro aggiunge: "Purtroppo l'interno è ancora incompleto ed il bene culturale di livello nazionale è chiuso, non è visitabile. Già questa è un'altra paradossale notizia, così come non sono fruibili molti altri beni culturali e scavi archeologici posti sulla sommità della Collina di Paternò, che ha più di tre millenni di storia".

Il progetto prevede la trasformazione in incubatore culturale del manufatto, con spazi per l'esposizione del museo della città e annesso bookshop, caffetteria e sala conferenze al piano terra, oltre agli spazi per la ricerca, uffici e la biblioteca tematica al piano superiore.

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