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Di luoghi misteriosi ne esistono migliaia sul nostro pianeta, ma uno dei più affascinanti è indubbiamente l?Isola di Pasqua che, pur essendo piccolissima (infatti la sua circonferenza non supera i 59 Km), racchiude misteri antichi di centinaia di secoli.

L'isola di Pasqua, in lingua nativa Rapa Nui, è situata sull?Oceano Pacifico meridionale ed appartiene al Cile.

E? una delle isole abitate più isolate del mondo ed il suo territorio si compone di tre importanti vulcani che sarebbero Poike, Rano Raraku e Terevaka.

Diversamente da quello che si potrebbe pensare, furono i polinesiani a colonizzarla e non i sud americani pur essendo molto più vicini all'isola.

Alle origini quest?isola non aveva un nome ben preciso poiché era l?unico territorio conosciuto dai suoi abitanti originari che, dopo il loro misterioso arrivo, non vollero spingersi oltre alla ricerca di terra.

Per un breve periodo l?isola venne chiamata Te-Pito-Te-Henua che prendeva il significato di ?frammento della Terra? ma secondo alcuni poteva tradursi come ?ombelico del Mondo?.

In seguito fu chiamata Mata Ki Te Rangi che significava ?occhio nel cielo?, alla fine il nome comune con cui venne chiamata fu Rapa Nui ossia ?grande isola? in riferimento alla sua importanza.

Il mistero principale che caratterizza questa splendida isola è dato dai 600 moai rinvenuti nel corso degli anni, gigantesche teste di pietra dai tratti somatici del volto abbastanza insoliti poste a guardia dell?isola.

Ogni moai misura dai 4 ai 7 metri ed arriva a pesare oltre 20 tonnellate, quindi il mistero si infittisce poiché non è comprensibile come gli antichi abitanti di Rapa Nui, totalmente all?oscuro della meccanica moderna, abbiano potuto trasportare, sollevare e mettere in piedi statue di una massa e di un peso così consistente.

Sono state avanzate molte ipotesi a riguardo, da una forza misteriosa a noi sconosciuta fino ad arrivare all?utilizzo di poteri psichici da parte degli antichi abitanti. Ma non vi è nulla di certo poiché non esistono prove concrete o, comunque, documentate.

Le statue sono state ricavate dalla roccia estratta dal vulcano Rano Raraku, alla cui cava sono state rinvenute altre statue incomplete, lasciate inspiegabilmente in fase di lavorazione, che misurerebbero addirittura dai 10 ai 20 metri.

Sulle misteriose origini degli abitanti di Rapa Nui fu avanzata l?ipotesi che li vedrebbe discendere dall?antica ed evoluta civiltà di Lemùria, successivamente ribattezzato Mù, il mitico continente sommerso dalle acque che seguì la stessa sorte di Atlantide.

Le antiche scritture dell?India parlano di armi potentissime e di macchine volanti capaci di percorrere lunghissime distanze in breve tempo. Si pensa che questa tecnologia sia appartenuta alla civiltà di Lemùria e che possa essere stata la causa stessa che portò il continente alla catastrofe, in pratica si crede che i lemuri non seppero accettare i propri limiti e finirono con l?auto-distruggersi.

Un?altra ipotesi fu quella riguardante un asteroide abbattutosi sul Pacifico che possa aver causato un maremoto di immani dimensioni.

Si ipotizza, inoltre, che la civiltà lemure possa essere stata annientata dalla civiltà di Atlantide a seguito di una guerra scoppiata tra i due continenti in tempi antichissimi.

Non si hanno prove certe ma soltanto ipotesi plausibili.

Tutte queste ipotesi potrebbero, però, spiegare col passare del tempo le origini degli abitanti di Rapa Nui e come abbiano fatto a piazzare quegli immensi moai su tutta l?isola svelando così uno dei più antichi misteri della storia del Mondo.

Per concludere vorrei spiegare perché Rapa Nui è conosciuta come l?Isola di Pasqua; questo nome deriva dal fatto che quando venne scoperta nel 1772 d.C. dall?esploratore olandese Jacob Roggeveen era proprio il giorno di Pasqua.

 

                                                                                          Luigi M.C. Urso

MOSCIANO SANT'ANGELO – La Mercedes presenta la sostituta della GLK, la GLC. Il nuovo SUV tedesco di classe media, è disponibile con 1 Motore a Benzina (GLC 250 da 211 cv) oppure con 2 Motori Turbodiesel (GLC 220d da 170 cv o GLC 250d da 204 cv), negli allestimenti Executive, Business, Sport, Exclusive, Premium. La Mercedes GLC eredita dalla GLK il ruolo di suv media nella gamma della casa, ma il cambiamento è radicale. L'auto è nuova da cima a fondo e nettamente più grande: la lunghezza cresce di 12 centimetri (466 in tutto) e la larghezza di 5 (189 cm, misura piuttosto “abbondante” per le nostre strade). Ma la novità più evidente riguarda il passaggio da linee assai tese e spigolose ad altre più morbide e filanti, che, nel complesso, uniscono bene sportività de eleganza. Molto bello il frontale, in linea con il nuovo family feeling Mercedes: cofano spiovente, mascherina pronunciata con al centro il grande logo della casa di Stoccarda, fari di forma trapezoidali incassati ai lati della mascherina stessa. Posteriormente la coda è bombata, leggera, crea dinamismo. Molto gradevoli i grandi gruppi ottici allungati, ben visibili da chi segue il veicolo tedesco. La Mercedes GLC è molto ben realizzata, e lo si capisce sin dai primi istanti in cui si accede all'abitacolo, che riprende molti elementi dalla recente berlina C. Ritroviamo quindi lo stile armonioso e piacevolmente “mosso”, con le cinque bocchette circolari del “clima” bizona, la strumentazione completa e ben leggibile e lo schermo centrale di 8,4 pollici tipo tablet. Da qui passano le informazioni del valido navigatore e della radio con lettore dvd e hard disk. La gestione avviene tramite il “mouse” a sfioramento, la rotella sottostante o con comandi vocali. Nel complesso, l'abitacolo è gradevole e ben studiato. Non mancano neppure ampi vani portaoggetti; elegante e completo è il quadro strumenti. Ed ora il momento del test drive: la Mercedes GLC guidata è stata la 220d 4Matic Exclusive da 59939 €. La GLC sostituisce la GLK, diventato il nuovo SUV Medio di casa Mercedes. La GLC abbandona le forme squadrate della GLK per abbracciare forme e linee più sinuose, facendo assomigliare il nuovo prodotto tedesco a un mix ben riuscito fra un SUV e una coupè. Su strada il comportamento della GLC è ottimo: molto maneggevole, la posizione guida rialzata permette di avere sott'occhio tutto ciò che accade attorno alla vettura. É un salotto su quattro ruote, mangiasfalto e mangiasterrato grazie all'altezza da terra e alla trazione integrale che la equipaggia. Il cuore pulsante della GLC provata è l'ottimo 2200 Turbodiesel da 170 cv denominato 220d (l'altra declinazione è lo stesso 2200 Turbodiesel con 204 cv, denominato 250d). Questo motore è l'ideale su quest'auto, unisce ottime prestazioni, silenziosità, brio e potenza, a bassi consumi (intorno a 20 km con un litro di gasolio nel ciclo combinato). Infine il listino prezzi: si va da 48550 € della GLC 250 Executive per arrivare a 56850 € della GLC 250 Exclusive o Premium (Benzina), si va da 47940 € della GLC 220d Executive per arrivare a 57090 € della GLC 250d Exclusive o Premium (Diesel).

 

Ritorna il nome Tucson per il SUV medio Hyundai 

MARINA DI ALTIDONA – La Hyundai ritorna al passato riproponendo il nome Tucson per il suo di taglia media. La neonata auto coreana è disponibile con 1 Motore Benzina (1600 da 132 o 177 cv), oppure con 2 Motori Turbodiesel CRDI (1700 da 115 cv, 2000 da 136 o 185 cv), negli allestimenti Classic, Comfort, XPossible. La SUV coreana, realizzata su una piattaforma del tutto nuova, ha un aspetto più importante rispetto alla IX35, il modello che sostituisce: più bassa di due centimetri, più lunga di sette e più larga di tre, la Hyundai Tucson è una vettura imponente (merito soprattutto della grande mascherina esagonale, a contrasto con i fari allungati e sottili) con alcuni tratti che ricordano le fuoristrada “rudi” (i predellini sottoporta, appena accennati), e altri quasi da sportiva:  passaruota pronunciati, tetto arcuato che si raccorda col lunotto, lo spoiler alla sua sommità. Il montante anteriore, in posizione piuttosto arretrata, contribuisce a dare slancio alla vettura. Dietro, la linea è caratterizzata dai sottili fanali che “abbracciano” la fiancata e dal profilo convesso del lunotto, parecchio inclinato. Salendo a bordo, la prima impressione che si ha salendo a bordo della Hyundai Tucson è la sensazione di ariosità, l’abitacolo è realmente molto spazioso. La Hyundai Tucson ospita senza problemi anche cinque persone di statura elevata. I sedili anteriori sono decisamente accoglienti (la lunga seduta sostiene a dovere le gambe). Inoltre, il divano con lo schienale reclinabile e le bocchette posteriori rendono comodi i viaggi anche ai passeggeri posteriori. Nel complesso, sembra di viaggiare a bordo di una berlina, se non fosse per la posizione "sopraelevata". Lo stile dell’abitacolo è quasi in contrasto con le linee ricercate della carrozzeria: lineare, sobrio, i comandi facili da individuare. Al centro della consolle troviamo il pratico e ben leggibile navigatore satellitare, con schermo di 8, la radio, con lettore cd e 6 altoparlanti, e connessioni Usb e Aux. Oltre alle ampie dimensioni dei portaoggetti, si apprezza la capienza del vano di carico, a cui si accede da un grande portellone, ad apertura elettrica, con il pianale posizionabile su due altezze differenti. Ed ora il momento del test drive: la Hyundai Tucson provata è stata la 1700 CRDI 2WD XPossibile da 29000 €. La Hyundai sostituisce la IX35 con la Tucson, facendo un tuffo indietro con il nome ma un balzo nel futuro con il prodotto. Il nuovo SUV made in Corea, grazie al nuovo family feeling Hyundai, unisce linee muscolose e sportive a forme compatte. Su strada, pare di stare a bordo di una berlina di gran classe grazie al confort di bordo, alla comodità dell’abitacolo, sia davanti che dietro, all’insonorizzazione interna. Molto maneggevole, ha un ottimo sterzo e un cambio sempre preciso e pronto ad essere sollecitato. La versione guidata monta il 1700 Turbodiesel da 115 cv (l’altro è il 2000 CRDI da 136 o 185 cv), che ben risponde al motto “piccolo è bello”. Infatti, nonostante la bassa cilindrata, questo motore può contare su 115 cavalli scalpitanti che rendono una Tucson una mangiasfalto e anche una mangiasterrati (anche se non monta la trazione integrale), dimenticandosi di andare dal benzinaio, visti i bassi consumi. Infine il listino prezzi: si va da 21450 € della 1600 Classic 132 cv 2WD per arrivare a 31650 € della 1600 177 cv XPossible 4WD con Cambio Automatico (Benzina); si va da 23450 € della 1700 CRDI 2WD Classic per arrivare a 34950 € della 2000 CRDI 185 cv XPossibile 4WD con Cambio Automatico (Diesel).

 

MARTINSICURO – La Mahindra presenta in Italia il sostituto del Bolero. Questo pick-up è il Genio. Il mezzo indiano è disponibile a 2 o 4 Ruote Motrici, a Cabina Singola o Doppia, è equipaggiato con 1 Motore Turbodiesel 2200 da 120 cv, in allestimento unico. Esternamente il Genio ha linee classiche da pick-up dove alle forme della cabina si fondono le linee squadrate del cassone (enorme nelle dimensioni nella variante Cabina Singola, nella norma nella configurazione a Cabina Doppia). Il frontale lineare e pulito, ha forme tondeggianti: i grandi fari che seguono la forma ondulata del cofano incorniciano la grande mascherina a feritoie nel colore carrozzeria. Posteriormente la coda è quella classica da pick-up: la ribaltina incorniciata da fari rettangolari verticali. La linearità e la semplicità delle forme esterne lo si ritrova nell’abitacolo. Lo spazio interno è curato e completo di tutto: la consolle centrale presenta in sommità la palpebra che racchiude l’orologio digitale, in posizione centrale la radio cd, mentre in fondo consolle vi sono le manopole del climatizzatore. Molto ben leggibile è il quadro strumenti con i quadranti con numerazione nera su fondo bianco. Ed ora il momento del test drive: il Mahindra Genio guidato è stato il 2200 Turbodiesel Cabina Singola 2WD da 14817 €. La Mahindra, nota in Italia per i suoi mezzi da lavoro e per il suo XUV500, lancia sul mercato il mezzo da lavoro e per il tempo libero che va ad aprire la sua gamma veicoli, dopo l’uscita di scena del Bolero. Su strada, questo veicolo studiato dalla casa indiana per agricoltori, artigiani e persone che necessitano per lavoro di ampio spazio dove poter caricare, è molto maneggevole, la posizione di guida rialzata facilita la visuale della strada circostante. Il motore che lo equipaggia, è il 2200 Turbodiesel da 120 cv che equipaggia l’altro pick-up di casa, il Goa. Questo motore, unico a listino, è potente, brillante, permettendo al Genio di essere un Genio del low cost, con costi di gestione ai minimi. Infine il listino prezzi: si va da 14083 € del 2200 Turbodiesel 2WD Cabina Singola per arrivare a 19878 € del 2200 Turbodiesel 4WD Doppia Cabina (Diesel).