Riprendiamo un'intervista a Nino Frassica apparsa sul quotidiano L'Unità (9 Febbraio pag. 42-43) a cura di Salvo Fallica sul film del regista Rocco Mortelliti "La scomparsa di Patò", tratto dall'omonimo romanzo di Andrea Camilleri.
In questo film che sarà nelle sale cinematografiche il 24 febbraio, i cui protagonisti, sono Neri Marcorè (nelle vesti di Patò), Nino Frassica (maresciallo dei carabinieri) e Maurizio Casagrande (il delegato di polizia Bellavia), vi è anche un attore paternese, Giovanni Calcagno.
"Come mi trovo nelle vesti di critico letterario per l'Unità? Guardi è una veste davvero inedita, la trovo originale e mi piace". Così il famoso comico Nino Frassica inizia il dialogo con l'Unità e discute di cinema, letteratura e teatro. Frassica è uno dei protagonisti del primo film che porta al cinema un romanzo di Andrea Camilleri. Stiamo parlando de "La scomparsa di Patò", opera narrativa che il regista Rocco Mortelliti ha trasposto cinematograficamente. Ed è un'opera che rispetta la lingua originale del romanzo di Camilleri. Non a caso, Rocco Mortelliti ha puntato su Frassica (che nel film interpreta il maresciallo dei carabinieri Paolo Giummàro) per transcodificare la lingua letteraria di Camilleri nel cinema. "Un ruolo fondamentale l'ha avuto la sceneggiatura, che rispetta linguisticamente e letterariamente il romanzo 'La scomparsa di Patò'- spiega il popolare artista-. La sceneggiatura è stata scritta da Rocco Mortelliti, da Andrea Camilleri e Maurizio Nichetti. Credo che questa sinergia abbia dato un valore aggiunto al film. Da attore, ho seguito la sceneggiatura con estrema cura, con attenzione, con passione. Essendo un siciliano, conoscendo la provincia siciliana, mi è venuto facile interpretare questo ruolo".
La lingua di Camilleri è un'invenzione, un misto di italiano e siciliano, ma anche una reinvenzione del dialetto. Lei che gioca con i linguaggi, che idea si è fatto dello stile del creatore di Salvo Montalbano?
"Mi lasci dire innanzitutto che ho solo qualche decennio in meno del maestro, ed ho vissuto per trent'anni in Sicilia. Dunque, conosco bene questo mondo. Mi trovo a mio agio con questa dimensione culturale. Debbo però aggiungere che il dialetto di Camilleri non è quello odierno che si parla in Sicilia, in quello del maestro vi sono termini italianizzati, altri reinventati, ed altri ancora inventati di sana pianta. Quello di Camilleri è un dialetto colorato, inventato, ma è legato ai suoni, è onomatopeico. E' un linguaggio intessuto di sicilianità ma nello stesso tempo molto comprensibile".
Camilleri riprende termini di antichi dialetti siciliani e li reinventa, ma costruisce anche neologismi. Ma il tutto è sempre inserito in una struttura del linguaggio chiara e piena di ritmo...
"Il segreto sta nel ritmo dei suoni prodotti dalle parole. Quando nel mio ruolo di comico ho inventato la parola "Scasazza" (nella trasmissione di Arbore "Quelli della notte"), si capiva immediatamente dal suono che il riferimento era ad un paese scombinato, un luogo che non esiste ma che fa riferimento in maniera paradossale e grottesca a cose che possono essere reali. Un'altra mia invenzione, la parola "mappazza" è entrata nel linguaggio comune. Ed ancora, mi sono divertito con la confusione tra singolare e plurale, il punto è che un linguaggio funziona se riesce ad attrarre l'attenzione di chi ascolta, legge, guarda la tv. Camilleri è un maestro nel raccontare, nello scrivere, nel comunicare. Sa divertire e nel contempo fa riflettere".
Nel film Frassica è un maresciallo dei carabinieri...
"Il maresciallo indaga sulla scomparsa di Patò, assieme al delegato di pubblica sicurezza Bellavia. I due all'inizio si scontrano, ma poi alla rivalità subentra l'amicizia. Il maresciallo vive nel paese, conosce i problemi del territorio, ha un rapporto molto umano con le persone. Questo lo porta a compiere scelte coraggiose assieme a Bellavia".
Che idea si è fatto della figura di Patò?
"Patò è un personaggio moderno, un campione di inciuci, che cerca di fare inciuci mantenendo la legalità. Quando non può più rimanere nella legalità scompare. Oppure lo fanno scomparire? Questo è il grande dubbio di buona parte del film".
In questo film, tratto dal romanzo di Camilleri, vi sono sullo sfondo anche Pirandello e Sciascia. Qual è il suo rapporto con questi giganti della storia culturale italiana ed europea?
"Siamo figli dei loro testi. Per chi come me viene dal teatro, Pirandello è un punto di riferimento assoluto. La lezione culturale e morale di Sciascia è fortemente attuale. I loro testi sono delle letture necessarie sul piano culturale e civile".
Il dialogo con Camilleri?
"Non è mai venuto sul set, ma era sempre presente. Lo chiamavamo al telefono, dialogavamo, ci dava consigli. Ci seguiva da Roma, era con noi. Confrontarsi con un maestro come Camilleri è una grande esperienza culturale ed umana. Vorrei aggiungere che il regista Mortelliti è riuscito con il film a dare il senso vero del romanzo di Camilleri".
Salvo Fallica




