Mercoledì, 22 Maggio 2013

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Aristotele detective tra i corrotti della polis

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Riprendiamo quest'articolo pubblicato su l'Unità di giorno 9 Luglio 2012 a pagina 20, con richiamo in prima a cura di Salvo Fallica. Si tratta di una recensione ad un libro di una delle più grandi gialliste del mondo, Margaret Doody, che incentra i suoi romanzi sulla figura di "Aristotele detective". In quest'ultimo caso Aristotele indaga su casi di corruzione. Il sottofondo della storia è la filosofia aristotelica della polis: se si rompe il tessuto connettivo sociale ed etico, giunge il caos e la corruzione. Parla del passato e illumina il presente.

Letteratura, filosofia, politica, è questa la triade che anima "Aristotele e la favola dei due corvi bianchi", (Sellerio, pagine 112, Euro 11,00) il nuovo giallo scritto dalla fantasiosa e raffinata penna di Margaret Doody. La scrittrice canadese, docente di letteratura comparata, è diventata celebre nel panorama letterario internazionale con i romanzi incentrati sulla figura di "Aristotele detective". Ma non è tanto il giocare letterariamente con uno dei più grandi pensatori dell'umanità il segreto del suo successo, è piuttosto la capacità di collegare le invenzioni narrative con il pensiero ed il metodo di indagine epistemologica, conoscitiva, di Aristotele. Non è un semplice gioco letterario, ma una capacità di cogliere profondamente l'essenza dell'opera di un gigante del pensiero e riattualizzarla in forme nuove ed originali. In quest'ottica l'invenzione narrativa fondata su Aristotele detective diventa estremamente efficace nel dare senso, ritmo, alle storie letterarie dell'autrice. E non v'è dubbio che la capacità scritturale di Doody, la narrazione ariosa ed armoniosa, lo stile chiaro e scorrevole, colto ma divulgativo, son tutti elementi che rendono questi gialli sui generis, interessanti ed importanti. Sì, perché sono opere che resteranno, dense di senso e di significato, piene di metafore che consentono in maniera non retorica di far rivivere la saggezza di una fase altissima del pensiero greco. E dalle origini del pensiero occidentale che Doody attinge per creare i suoi romanzi, che sono dinamici e moderni, pieni di spunti per orientarsi anche nella contemporaneità. Questo romanzo ne è un esempio formidabile, mentre Aristotele si trova a risolvere tre casi: una vicenda di corruzione, una questione di contrabbando (della quale si sta occupando, Stefanos, un ateniese di primo piano), ed un omicidio non ancora commesso, sullo sfondo vive e si estrinseca la concezione aristotelica della polis. La filosofia politica di Aristotele diventa un filo rosso della storia, ne è il substrato concettuale. L'Aristotele di Doody è intento a risolvere anche casi che non lo appassionano, perché gli permettono di mostrare come la crisi della polis, l'indebolirsi del tessuto connettivo sociale e morale, sono l'anticamera del caos, del disordine, dei reati. Doody parla del passato, ambienta storie all'epoca di Licurgo, ma è talmente attuale il senso cultural ed etico, che sembra che Aristotele detective si muova nel mondo contemporaneo. E lo illumina con il suo pensiero.

Salvo Fallica

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