È difficile, oggi, per noi che viviamo in nazioni e città che contano milioni di abitanti, capire che cosa rappresentassero per i Greci del V secolo a. C. le loro città-stato. Potrà essere quindi interessante osservare attentamente questo tipo di società e vedere in quale modo un bottegaio, un falegname o un vasaio, ad esempio, vivessero in Atene verso il 450 a. C. Un cittadino di questo tipo possedeva una casa dal pavimento di terra e dalle pareti di pietra, quelle esterne sprovviste di finestre, dato che tutte le stanze guardavano sul cortile interno dell’abitazione. In casa la moglie dirigeva lo schiavo o gli schiavi a filare, tessere il lino per farne delle semplici tuniche e dei mantelli che venivano indossati dai componenti della famiglia. La moglie aveva anche il compito di insegnare alle figlie a governare la casa, infatti, poiché si pensasse che le donne dovevano occuparsi della cura della casa, non veniva data loro molta istruzione, mentre gli uomini andavano a scuola dove imparavano a leggere e a scrivere, studiavano poesia, musica, geometria e ginnastica. Terminata la scuola un ateniese ricco poteva aspettarsi una vita sontuosa, potendo possedere fino a 1000 schiavi. La vita era più dura per gli Ateniesi più poveri; i quali molto spesso eseguivano lavori manuali.
Ma ricco o povero, un cittadino di sesso maschile aveva un vantaggio sulla maggioranza degli abitanti di Atene, maggioranza composta di donne, schiavi e residenti stranieri: il diritto di partecipare personalmente all’assemblea e di dare il proprio voto per l’elezione del governo e dei magistrati. Egli stesso poteva essere eletto o sorteggiato per una carica pubblica e anche se povero, era posto concretamente in grado di svolgere le sue funzioni giacché la città gli corrispondeva una speciale indennità.
Fondata su questa democrazia diretta (differente dalle moderne democrazie rappresentative in cui il cittadino elegge chi lo rappresenta all’assemblea), la città-stato ateniese rispondeva a tutti i bisogni dei suoi membri: ad esempio, tutti gli edifici di proprietà della città erano aperti al pubblico; tutti i cittadini potevano vedersi e incontrarsi nell’agorà (o piazza del mercato) e chiacchierare sotto il colonnato, o stoà, costruito intorno alla piazza. Migliaia di uomini e donne accorrevano alle pubbliche cerimonie che si trattenevano agli stadi sportivi o nelle palestre, e nei vasti teatri all’aperto.
Credenze religiose e festività costituivano un legame che univa le diverse città-stato, così che gente di lingua greca proveniente da tutto il mondo egeo si incontrava. Ricordiamo la più grande manifestazione sportiva di quel periodo sono i giochi Olimpici in onore di Zeus a Olimpia, questi ultimi tenuti ogni quattro anni, segnavano un periodo di tregua per qualsiasi città-stato in guerra. Deposte le armi i guerrieri si scontravano in lotte pacifiche cercando di dare il meglio di sé, non tanto per la gloria personale quanto soprattutto per far onore alla propria città.




