Nel racconto biblico della Genesi, Adamo ed Eva irradiavano nella loro perfetta innocenza l’immagine del loro Creatore. Non c’era per l’uomo possibilità di morte né di malattia. Nella sua infinita bontà, Dio aveva destinato l’uomo a un fine soprannaturale, alla felicità perfetta: contemplare l’essenza divina nella gloria dell’eternità. Dio impose loro un precetto facile da compiersi: “Non devi mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” (Gn 2,17). Questo frutto non era cattivo in se stesso. La finalità della proibizione era abituare l’uomo alla sottomissione al suo Creatore. Si trattava, pertanto, di una semplice prova di obbedienza. In loro non c’erano cattive inclinazioni o appetiti disordinati che potessero indurli a rompere il loro proposito di obbedire a Dio. Allora, come hanno potuto i nostri progenitori disobbedire a Dio, date la rettitudine e l’integrità del loro stato originale?
A prima vista può esserci solo una risposta: essi sono caduti nella trappola del tentatore, sono stati ingannati da lui. Infatti, il serpente disse a Eva che, se lei e suo marito avessero mangiato del frutto proibito, i loro occhi si sarebbero aperti e sarebbero divenuti come dei, conoscitori del bene e del male. Tutto indicherebbe che Eva abbia creduto alle parole del demonio, poiché ha ritenuto che la sua intelligenza si sarebbe aperta e sarebbe stata uguale a Dio. D’altra parte, sebbene non ci sia nessun dettaglio su come ella abbia presentato quel frutto ad Adamo, il fatto che questi lo abbia mangiato ugualmente forse dimostra che lo ha accettato e quindi anche lui è stato ingannato. Poveretti, si direbbe, non hanno avuto colpa!
Invece, la questione è più complessa. Ed ecco qui la profonda malizia e gravità del primo peccato: nessuna persona nello stato d’innocenza originale poteva esser ingannata. Era possibile che le mancasse qualche perfezione o conoscenza, senza che questo venisse a essere un male per lei.
Come ci spiega San Tommaso, un primo desiderio disordinato in Adamo ed Eva è stata la radice più profonda del peccato originale. A causa della ricerca disordinata della propria eccellenza ed elevazione, deviarono la loro rettitudine originale e incorsero nella disobbedienza aperta. Da questi principi si deduce con facilità la ragione per la quale Eva è stata ingannata dal demonio. Avendo perduto lo stato d’innocenza, per il peccato interiore di superbia, le tenebre dell’errore potevano invadere, offuscare, e oscurare il suo intendimento. San Tommaso lo dimostra così: “ La seduzione della donna, sebbene precedesse il peccato di azione, tuttavia era susseguente a un peccato di orgoglio interiore”. Osserva Agostino: “La donna non avrebbe creduto alle parole del serpente se non avesse avuto già nello spirito l’amore per il proprio potere e una presunzione orgogliosa di se stessa” (S. Tommaso D’Acquino. Somma teologica. I, q 94, a.4, ad 1).
Tuttavia si pone la seguente questione: se il peccato interiore di Eva precedesse la trasgressione del precetto divino, sarebbe affiorato in lei molto tempo prima di essere tentata dal serpente?
Per quale motivo non è stata castigata ed espulsa prima dal Paradiso? La risposta è semplice: il peccato interiore di Eva si è verificato dopo la tentazione del demonio e una volta perduta l’integrità originale, ha creduto alle parole del serpente e ha commesso il peccato esteriore di disobbedienza. Nel caso di Adamo, due sono state le cause che hanno deviato la sua volontà. La principale poteva essere soltanto il desiderio disordinato di un bene spirituale, un peccato di superbia. La seconda è che Adamo si sia lasciato attrarre. Entrambi hanno commesso lo stesso peccato di superbia. La trasgressione di ogni uno dei due e il motivo per cui solo Eva è stata ingannata fu perché la donna accettò come vere e parole del serpente e l’uomo non volle separarsi da lei nella complicità del peccato. Dunque la radice più profonda del peccato originale fu la superbia.

Tradizioni e Religione




L’Assunzione di Maria, insieme alla 