Domenica, 19 Maggio 2013

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Tradizioni e Religione

Adamo ed Eva: Le origini del peccato

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adamo ed evafotoNel racconto biblico della Genesi, Adamo ed Eva irradiavano nella loro perfetta innocenza l’immagine del loro Creatore. Non c’era per l’uomo possibilità di morte né di malattia. Nella sua infinita bontà, Dio aveva destinato l’uomo a un fine soprannaturale, alla felicità perfetta: contemplare l’essenza divina nella gloria dell’eternità. Dio impose loro un precetto facile da compiersi: “Non devi mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” (Gn 2,17). Questo frutto non era cattivo in se stesso. La finalità della proibizione era abituare l’uomo alla sottomissione al suo Creatore. Si trattava, pertanto, di una semplice prova di obbedienza. In loro non c’erano cattive inclinazioni o appetiti disordinati che potessero indurli a rompere il loro proposito di obbedire a Dio. Allora, come hanno potuto i nostri progenitori disobbedire a Dio, date la rettitudine e l’integrità del loro stato originale?

A prima vista può esserci solo una risposta: essi sono caduti nella trappola del tentatore, sono stati ingannati da lui. Infatti, il serpente disse a Eva che, se lei e suo marito avessero mangiato del frutto proibito, i loro occhi si sarebbero aperti e sarebbero divenuti come dei, conoscitori del bene e del male. Tutto indicherebbe che Eva abbia creduto alle parole del demonio, poiché ha ritenuto che la sua intelligenza si sarebbe aperta e sarebbe stata uguale a Dio. D’altra parte, sebbene non ci sia nessun dettaglio su come ella abbia presentato quel frutto ad Adamo, il fatto che questi lo abbia mangiato ugualmente forse dimostra che lo ha accettato e quindi anche lui è stato ingannato. Poveretti, si direbbe, non hanno avuto colpa!

Invece, la questione è più complessa. Ed ecco qui la profonda malizia e gravità del primo peccato: nessuna persona nello stato d’innocenza originale poteva esser ingannata. Era possibile che le mancasse qualche perfezione o conoscenza, senza che questo venisse a essere un male per lei.

Come ci spiega San Tommaso, un primo desiderio disordinato in Adamo ed Eva è stata la radice più profonda del peccato originale. A causa della ricerca disordinata della propria eccellenza ed elevazione, deviarono la loro rettitudine originale e incorsero nella disobbedienza aperta. Da questi principi si deduce con facilità la ragione per la quale Eva è stata ingannata dal demonio. Avendo perduto lo stato d’innocenza, per il peccato interiore di superbia, le tenebre dell’errore potevano invadere, offuscare, e oscurare il suo intendimento. San Tommaso lo dimostra così: “ La seduzione della donna, sebbene precedesse il peccato di azione, tuttavia era susseguente a un peccato di orgoglio interiore”. Osserva Agostino: “La donna non avrebbe creduto alle parole del serpente se non avesse avuto già nello spirito l’amore per il proprio potere e una presunzione orgogliosa di se stessa” (S. Tommaso D’Acquino. Somma teologica. I, q 94, a.4, ad 1).

Tuttavia si pone la seguente questione: se il peccato interiore di Eva precedesse la trasgressione del precetto divino, sarebbe affiorato in lei molto tempo prima di essere tentata dal serpente?

Per quale motivo non è stata castigata ed espulsa prima dal Paradiso? La risposta è semplice: il peccato interiore di Eva si è verificato dopo la tentazione del demonio e una volta perduta l’integrità originale, ha creduto alle parole del serpente e ha commesso il peccato esteriore di disobbedienza. Nel caso di Adamo, due sono state le cause che hanno deviato la sua volontà. La principale poteva essere soltanto il desiderio disordinato di un bene spirituale, un peccato di superbia. La seconda è che Adamo si sia lasciato attrarre. Entrambi hanno commesso lo stesso peccato di superbia. La trasgressione di ogni uno dei due e il motivo per cui solo Eva è stata ingannata fu perché la donna accettò come vere e parole del serpente e l’uomo non volle separarsi da lei nella complicità del peccato. Dunque la radice più profonda del peccato originale fu la superbia.

Ultimo aggiornamento Martedì 04 Dicembre 2012 12:50

Paternò: Santa Barbara 2012

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Paternò. La tradizionale festa religiosa di S. Barbara si sente già nell'aria. I Paternesi sono pronti a questa festa che raccoglie migliaia di visitatori provenienti da tutta Sicilia. In quest'anno proclamato da Papa Benedetto XVI come "l'anno della Fede" la nostra festa si inserisce in un periodo difficile per l'umanità nella speranza di un cambiamento attraverso la fede e la cristinianità.

Santa Barbara in Germania

In Germania S. Barbara appartiene ai 14 cosiddetti „Aiutanti nell'emergenza", e viene invocata sopratutto in difesa di una morte improvvisa e come aiuto dei morenti. Viene inoltre invocata in aiuto contro lampi, fuoco, febbre, e la peste.

Insieme ad altre due Sante viene chiamata anche "ragazza santa" oppure Virgines Capitales, cioè "Vergine eccellente".

La sua popolarità emerge tra l'altro nel usanza del „Ramocello di S. Barbara": Il giorno della sua festa si taglie un ramoscello di ciliegio o di melo e si mette in un vaso. Se questo a natale fiorisce sarà un buon segno per il futuro. Questa usanza trova le sue radici nel incarcerazione di S. Barbare. Si dice che abbia usata parte della sua acqua da bere per mantenere in vita un ramoscello avvizzito e negli ultimi giorni della sua vita, già cosciente della sua condanna a morte, abbia tratto conforto che era ormai sbocciato. Simbolicamente questi ramocelli in fiore stanno per Christo, il germoglio dal tronco di Jesse.

Curiosamente si conoscono anche i nostri cosiddetti "sepulcri", solo che loro li seminano il giorno della festa per germogliare a natale.

In molti luoghi di miniere (anche ormai ferme) si usa fare una processione il giorno di S. Barbara oppure la domenica subito dopo. Per questa occasione i minatori si vestono con la loro tradizionale divisa chiusa con 29 bottoni, simboleggiando i 29 anni di vita di Barbara. Qualche volte si tiene i primi tre bottoni aperti per ricordare i tre anni di carcere della Santa.

Dal inizio del ventesimo secolo in Renania è in uso di fare dei regali ai bambini. La sera prima della festa i bimbi mettono fuori una scarpa che la mattina dopo è piena di dolci, frutta e biscotti. Da diverse parti fanno di S. Barbara anche l'aiutante di Babbo Natale, che in Germania si chiama "Nikolaus" e porta dei dolci ai bambini il giorno della sua festa, il 6. dicembre.

In varie regioni sono convinti che la città natale di Barbara sia Catania dove ha fermato la lava del Etna insieme a S. Agata, e viene per questo venerata molto.

Personalmente sono convinta che questa legenda urbana deriva dei paternesi sparsi per la Germania, dei quali molti sono convinti che S. Barbara abbia vissuto a dirittura a Paternò, come mi hanno spiegato quando vivevo ancora lì.

Fonti varie - By Monika

 

E' possibile sfogliare online il programma della festa di Santa Barbara 2012 - clicca qui -

Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Dicembre 2012 21:46

L'eresia ariana e Nicea

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Nicea icona ortodossaL’arianesimo è una dottrina ereticale promossa ad Alessandria dal prete Ario, tra il 318 e il 323 d. C. Svolgendo temi già impliciti in Origene e in Luciano d'Antiochia, Ario pervenne all'affermazione che il Verbo, ossia Cristo, non partecipa della sostanza divina ed eterna del Padre, ma è creatura, uomo, sia pure eletto da Dio a svolgere un compito straordinario e unico nell'economia della creazione. Condannato dal vescovo d'Alessandria, Alessandro, ma difeso dal vescovo di Nicomedia, Eusebio, Ario provocò una profonda divisione tra i cristiani d'Oriente, sensibilissimi ai problemi teologici, tanto che l'imperatore Costantino, sollecito non meno dell'unità religiosa che di quella politica dell'impero (in effetti difficilmente separabili), intervenne nella controversia e convocò nel 325 il Concilio di Nicea, con l'intento di ricondurre la pace tra i cristiani.

 

Il concilio, composto in maggioranza di prelati orientali, cui presiedeva l'imperatore, si concluse con la formulazione del famoso «simbolo» niceno, che riconosceva la divinità di Cristo e la sua consustanzialità (in greco, omousía) col Padre, condannando quindi come eresia l'arianesimo. Ma il concilio mancò al suo scopo principale: Costantino stesso, poco dopo, fu conquistato da Eusebio di Nicomedia e l'arianesimo, condannato, riprese vigore con l'appoggio dell'imperatore.

 

L'avvento al potere dei figli di Costantino, Costantino II, Costante e Costanzo II, ristabilì un certo equilibrio delle parti: le forze ariane, prevalenti in Oriente e sorrette da Costanzo II, trovarono un efficace contrappeso nelle forze ortodosse, o nicene, prevalenti in Occidente e sorrette da Costante e dal pontefice romano Giulio I; e nella stessa Alessandria, centro della controversia, la parte ortodossa ottenne un significante successo con la contrastatissima affermazione nella dignità episcopale di Atanasio, uno dei più insigni vescovi del sec. IV, e dei più tenaci avversari dell'arianesimo. Ma la scomparsa, a pochi mesi di distanza l'uno dall'altro, di Costante (350) e di Giulio I (352) ruppe bruscamente il precario equilibrio: Costanzo II, rimasto unico imperatore, e i suoi consiglieri politico-religiosi diedero un nuovo vigoroso impulso all'arianesimo, che per circa un decennio dominò sia in Oriente che in Occidente. L'imperatore tentò anche di far crollare il credo niceno convocando due concili, uno a Rimini per l'Occidente, l'altro a Seleucia per l'Oriente; ma essi non raggiunsero lo scopo. La morte di Costanzo II (361) bastò invece a determinare il disfacimento, sempre più vistoso, dell'arianesimo, che d'altronde, già nella sua stagione alta, si era frazionato in diverse sette (tra queste, gli anomei, negatori non solo dell'identità sostanziale, ma anche della similitudine tra il Padre e il Figlio).

 

Gli ortodossi passarono alla controffensiva, riuscendo in vent'anni di alterne vicende a sconfiggere l'eresia: si ebbero infatti il breve ma tempestoso tentativo di Giuliano l'Apostata (361-363) di restaurare il paganesimo e l'azione in favore degli ariani dell'imperatore Valente (364-378) nelle province orientali. L'arianesimo ebbe allora anche il sostegno di personalità singolarmente combattive come Ursacio, Valente, Aezio d'Antiochia ed Eunomio vescovo di Cizico, il più illustre avvocato dell'eresia. Da parte ortodossa, la battaglia per l'unità ebbe come protagonisti i papi Liberio e Damaso, Ilario di Poitiers, Atanasio d'Alessandria e il suo degno continuatore Basilio di Cesarea e infine Ambrogio, il grande vescovo di Milano. Il credo niceno fu riaffermato in una serie di concili, tra i quali va ricordato quello tenuto da papa Damaso a Roma, che proclamò nella forma più esplicita possibile «doversi credere il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo di un'unica divinità, di un'unica figura e di un'unica sostanza» ed escluse dalla comunione dei fedeli quanti non aderissero a questa concezione.

 

Verso il 370, tutto l'Occidente e l'Illirico potevano dirsi liberi dall'arianesimo (sia pure con qualche importante eccezione, come Milano, dove il vescovo ariano Aussenzio governò fino al 374, quando, alla sua morte, gli succedette Ambrogio), mentre Costantinopoli, le province asiatiche e l'Egitto erano ancora dominate dall'eresia, protetta dall'imperatore Valente sino alla vigilia della sua morte nella guerra contro i Goti (378). L'avvento all'impero di Teodosio I segnò il rapido declino dell'arianesimo anche in Oriente: il Concilio di Costantinopoli del 381 (considerato il secondo ecumenico, sebbene composto quasi esclusivamente da padri orientali) riaffermò i principi dottrinali niceni e la formula di papa Damaso sopra riportata, e condannò l'arianesimo in tutte le sue forme, anche le più moderate (semi-ariane).

 

La controversia ariana si chiuse così sul finire del sec. IV, dopo sessanta-settant'anni di dispute, di agitazioni, di conflitti anche cruenti, poiché investiva non solo la dottrina, ma l'intera struttura della Chiesa e i suoi rapporti con l'Impero. Tra le sue conseguenze più rilevanti, si devono segnalare un approfondimento della divisione fra il cristianesimo occidentale e quello orientale; l'instaurazione in Oriente di una forte tradizione cesaropapista; la diffusione dell'arianesimo tra i Goti (da parte di Ulfila, seguace di Eusebio di Nicomedia) e tra altri popoli germanici, prossimi a invadere l'Impero d'Occidente. Riflessi positivi della controversia ariana furono invece la promozione degli studi teologici, l'incontro spesso fecondo d'idee, anzi di sfere culturali, profondamente diverse ma non inconciliabili, ampliando così gli orizzonti del pensiero, il rafforzamento del primato del pontefice romano e una maggiore autonomia del papato dal potere politico.

Ultimo aggiornamento Martedì 23 Ottobre 2012 20:17

Un papiro copto parla della moglie di Gesù

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Riprendiamo un interessante articolo apparso sul quotidiano online Repubblica.

Nel corso di un convegno a Roma una storica della cristianità antica alla Harvard Divinity School ha presentato un frammento di papiro in copto nel quarto secolo che conterrebbe una frase mai esistito nelle Sacre Scritture: "Gesù disse loro: 'Mia moglie".  Il frammento è più piccolo di un biglietto da visita e contiene otto righe di scrittura in inchiostro nero leggibili solo con la lente di ingrandimento. "Lei sarà in grado di essere mia discepola", sarebbe un'altra frase contenuta nel testo. A dare l'annuncio della scoperta, che ricorda le trame del Codice da Vinci di Dan Brown, è stata Karen King, la prima donna a occupare la cattedra più antica degli Stati Uniti. La provenienza del papiro resta un mistero e il suo proprietario ha chiesto di restare anonimo. In una intervista al New York Times e ad altri giornali americani, la King ha sottolineato che il frammento non deve essere preso come la prova che il Gesù storico fosse effettivamente sposato. Il testo sarebbe stato scritto secoli dopo la vita di Gesù e tutta la prima letteratura cristiana non sfiora la questione. La scoperta a suo avviso è interessante perchè "conferma antiche tradizioni secondo cui Gesù era stato sposato. Ce n'era una già nel secondo secolo - ha detto la studiosa di Harvard - legata al dibattito se i cristiani dovessero sposarsi e avere rapporti sessuali"
(ap)Fonte Repubblica / AP

Tale questione riapre l'acceso tema riferito alla possibilità che Gesù abbia avuto moglie o meno.
Questo argomento era stato trattato anche da Dan Brown nel suo Codice da Vinci scatenando l'ira della Chiesa.
I dubbi rimangono e gli studiosi sollecitano la Chiesa a rivelare i documenti segreti vaticani dove, a quanto pare, vi siano prove occulte della cristianità.

Assunzione di Maria Santissima al Cielo

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arte LAssunzione di  MariaL’Assunzione di Maria, insieme alla divina maternità di Maria (proclamata nel concilio di Efeso nel 431 d. C.), alla perpetua verginità (riaffermata al Concilio di Costantinopoli II nel 553 d. C.) e all’Immacolata (proclamato da Pio IX nel 1854), rappresenta uno dei quattro dogmi mariani definiti.

La parola dogma deriva dal greco e significa “decreto”, “decisione”. Nella Chiesa antica e nel medioevo la parola veniva usata come sinonimo di esposizione, articolo di fede. Dopo il Concilio Vaticano I (1870), il termine dogma indica una dottrina che la Chiesa propone di credere come divinamente rivelata con un giudizio solenne. Si tratta quindi di una indicazione importante su una verità di fede che esige il nostro incondizionato assenso e la nostra obbedienza cordiale.

Il dogma dell’Assunzione di Maria Santissima al cielo fu definito dal Papa Pio XII nel 1950 con la Bolla Munificentissimus Deus. La verità definita riguarda soltanto lo stato glorioso della Vergine e non dice nulla circa il modo in cui Maria vi giunse. L’Assunzione è la festa più antica della Chiesa. Le origini non sono completamente chiarite. I primi indizi di festa li troviamo in Oriente tra il 540 e il 570 d.C. Poco dopo, verso il 600 d. C. un editto dell’imperatore Maurizio estende la festa a tutte le regioni dell’impero fissandola il 15 agosto.

In principio l’oggetto della festa era il culto del passaggio alla vita celeste di Maria; più tardi l’Assunzione. Questo dogma ha un nesso con quello dell’Immacolata. Infatti, dall’effetto (ASSUNZIONE) si risalì alla causa (IMMACOLATA) e dalla causa (IMMACOLATA) si discese all’effetto (ASSUNZIONE).

Il dogma dell’Assunzione, come ogni altro dogma mariano, può esercitare un benefico influsso anche nella formazione cristiana della personalità del credente.

Ultimo aggiornamento Giovedì 16 Agosto 2012 20:07

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